UNA Racconta

09 Luglio, 2020
Sostenibilità: moda o cambio di paradigma?
Sicuramente cambio di paradigma ineluttabile, una nuova conditio sine qua non fondamentale per restare nel mercato.

Sostenibilità post covid: freno o accelerazione?

Sicuramente accelerazione perché la crisi sanitaria ha ulteriormente modificato l’attenzione e la sensibilità delle persone e dei mercati (e di conseguenza dei quadri regolatori) verso i temi ambientali e sociali.

Ma sostenibilità non vuol dire solo limitare la plastica o posizionare i moduli fotovoltaici sul tetto dello stabilimento e volendo estremizzare non è neanche solo una questione di etica.

Essere sostenibili vuol dire modificare profondamente il modo di fare impresa affiancando al fine tradizionale della remunerazione degli shareholders, un obiettivo più alto ovvero la condivisione di valore e benessere con tutti gli stakeholders sapendo che mettere al centro dell’azione tutti i portatori di interesse vuol dire anche far performare al meglio l’azienda e tutta la catena del valore.

Per questo al tradizionale pilastro della sostenibilità ambientale – legato ai concetti di efficientamento e riduzione degli impatti dei processi e dei prodotti – e al pilastro della sostenibilità sociale – da confondere con la charity – dobbiamo sempre aggiungere anche la sostenibilità economica, fondamentale per garantire la business continuity.

La sostenibilità, quindi, deve essere letta come motore di sviluppo (non necessariamente di crescita tout court) e non elemento di regressione degli stili di vita o di decrescita felice.

Ciononostante, avviare la transizione sostenibile in azienda senza il supporto di una adeguata comunicazione - interna ed esterna - limita in modo rilevante la portata degli effetti positivi.

La comunicazione della sostenibilità, però, si differenzia in modo significativo dalla tradizionale comunicazione commerciale.

Cambiano gli obiettivi, i target si ampliano, ci si deve affidare a stilemi differenti.

In sostanza bisogna essere in grado di tradurre un percorso - spesso di natura tecnica e tecnologica complessa - in qualcosa di fruibile da un pubblico eterogeneo per competenze, sensibilità verso la tematica e vicinanza all'azienda.

La corretta gestione della comunicazione della sostenibilità permette così di raggiungere due obiettivi: divenire un importante acceleratore culturale del cambiamento ma anche un fondamentale strumento per consolidare la reputazione, il posizionamento e il vantaggio competitivo aziendale.

Per fare questo servono competenze variegate: ingegneristiche, normative, di accountability e ovviamente creative e comunicative.

Una specie di triangolo che presenta ai tre vertici la sfera tecnica, il reporting e il marketing. Il tutto alla costante ricerca di un bilanciamento necessario per non sviluppare progetti esclusivamente focalizzati sulla tecnologia (non condivisibili con tutti gli stakeholders), sull’area finance (troppo freddi e parziali) o sul marketing (a rischio greenwashing).