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30 Ottobre, 2023

La prima presentazione del documentario si è svolta il 27 ottobre a Catania e punta a valorizzare le risorse immateriali delle imprese

C’è un capitale ancora inespresso che per le aziende siciliane vale almeno l’80% del loro valore*: si tratta delle risorse immateriali, tra cui la compliance ESG, l’identità, le relazioni, la comunicazione, il passaggio generazionale, la cura del capitale umano, il legame con il territorio e la trasmissione delle tradizioni immateriali.

Un vero e proprio “tesoretto” che le aziende però fanno fatica a definire e a rendere spendibile sul mercato perché ancora troppo legate alla misurazione dei risultati secondo le metriche tradizionali che fanno riferimento alla performance economica e allo stato patrimoniale.

Per rileggere le aziende alla luce di questi valori nascosti e aiutarle a metterli a frutto nasce il progetto Sweet Spot Strategy.

Il progetto
Attraverso un’indagine sul territorio per comprendere meglio il tessuto economico, ma anche “gli ingredienti” del successo aziendale, il progetto ha voluto individuare lo “sweet spot”, ovvero il “punto di impatto” dove esperienza e cambiamento si incontrano per costruire valore. Gli aspetti che sono stati approfonditi attraverso visite aziendali e interviste, sono legati all’identità, alle persone, alla sostenibilità, alle politiche di employer branding e ai processi di innovazione e cambiamento. Un punto importante è anche l’investimento sul territorio e l’impatto generato sulla comunità. Dall’agroalimentare agli imballaggi, dall’energia alla cultura, l’indagine ha poi prodotto una pubblicazione, un documentario, un sito web e una campagna di comunicazione sui social network, finalizzate a divulgare le indagini e a diffondere la visione aziendale legata alla valorizzazione e al racconto delle risorse immateriali aziendali. Il progetto è stato finanziato dall’Assessorato Attività Produttive della Regione Sicilia attraverso il bando “Sicilia che piace”.

Le storie
Tra le storie raccontate da Sweet Spot Strategy c’è quella del MAT, il Museo Etno Antropologico nato a Testa dell’Acqua, una frazione di Noto (SR), che è una vera e propria “officina per costruire il senso di appartenenza” attraverso laboratori, esplorazioni del territorio, visite alla serra acquaponica, filmati di realtà aumentata che raccontano la storia della “majara”, l’antica fattucchiera, una vera e propria influencer ante litteram.
Tra le aziende che raccontano il valore della comunicazione come creazione di valore c’è Onda Più (Siracusa), utilities che si occupa di energia e gas e ha approfittato della crisi dello scorso anno per avviare un’azione di divulgazione per i clienti e di formazione continua per i dipendenti. Tra le aziende più innovative coinvolte c’è poi Mangrovia (Scicli, Ragusa) che ha sovvertito i canoni della vendita in agricoltura, passando dalla vendita in bancali a quella per grammi. Produce verdure e pesce con sistema idroponico. Tra i progetti più giovani c’è Conza, food lab nato a Nissoria (Enna) con l’intento di riutilizzare gli scarti delle produzioni ortofrutticole per farne aceti di frutta.

Il team e le finalità del progetto
Il team di lavoro che ha lavorato all’iniziativa coordinata da Reputation Lab, studio di consulenza di comunicazione aziendale associata UNA, è composto da giornalisti, business analyst, esperti di sostenibilità, copywriter, social media manager, web designer e videomaker.

Un’indagine a tutto tondo che ha coinvolto dieci aziende nel racconto delle risorse intangibili della propria azienda per mettere a fuoco quali sono gli ingredienti del successo e comunicarli meglio.

Spiega Santina Giannone, founder di Reputation Lab e coordinatrice del progetto:

 «Le aziende italiane sono fucina di eccellenze imprenditoriali che spesso rischiano di perdere opportunità preziose perché spesso non sanno raccontare gli ingredienti che le rendono competitive. Abbiamo messo a loro disposizione la competenza e la visione di un team di lavoro eterogeneo, per dare valore a buone pratiche che spesso sono date per scontate o poco valorizzate nel flusso delle attività quotidiane. Abbiamo approfondito come le aziende gestiscono i passaggi generazionali e i cambiamenti necessari per la transizione digitale ed energetica, come trasformano la gestione delle risorse umane in un contesto in veloce mutamento. Dall’indagine rileviamo che molte aziende hanno avviato già queste buone pratiche, ma senza una visione strategica strutturata. Attraverso la pubblicazione e il documentario abbiamo voluto raccontare l’acquisizione di consapevolezza, in modo da stimolare un’evoluzione verso la misurazione e la comunicazione dell’impatto positivo generato. Gli strumenti usati sono quelli del brand journalism e del data storytelling, ovvero la narrazione dei dati aziendali attraverso strumenti e contenuti comprensibili e d’impatto. Questo progetto apre la strada per una nuova business unit a cui stiamo lavorando da tempo».

Il documentario e la pubblicazione sono stati presentati durante l’evento conclusivo presentati a Catania, all’interno di Piazza Scammacca, lo scorso venerdì 27 ottobre.

Ha concluso Santina Giannone:

«Vorremmo che questi strumenti fossero l’inizio di un percorso che mettiamo a disposizione della comunità di business, ma anche delle agenzie educative, tra cui le scuole e le associazioni di categoria, per favorire la sensibilizzazione all’imprenditorialità e allo stesso tempo la consapevolezza che si apre una nuova fase per le aziende in cui le risorse immateriali saranno motivo di scelta da parte dei partner e dei clienti».

*secondo l’indice S&P 500, da una survey internazionale, negli ultimi 50 anni il valore aziendale è completamente cambiato. Mentre fino al 1975 era composto per l’83% dagli asset tangibili (proprietà, fatturato, risorse immobili e dipendenti), oggi per l’80% è fatto dagli asset intangibili tra cui reputazione, comunicazione, capacità di innovare, employer branding, compliance ESG.

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