News / attualità

02 Luglio, 2020

La pandemia globale attualmente in corso, che ha visto purtroppo protagonista anche l’Italia nei mesi scorsi, ha spinto milioni di persone a rivolgersi a fonti mediatiche affidabili aggiornate costantemente e in grado di fornire approfondimenti e scenari di natura socioeconomica. Un credito di fiducia che emerge dall’analisi “I trend del consumo di notizie e media”, che LEWIS, agenzia globale di comunicazione integrata, ha condotto insieme a NewsWhip – piattaforma di media intelligence.

Esaminando il traffico web dei principali siti di notizie in 13 paesi tra Stati Uniti, Europa e Asia, LEWIS ha notato come le testate online abbiano registrato un aumento nelle consultazioni del 33% tra gennaio e aprile 2020. In particolare, il traffico è aumentato costantemente a partire da gennaio e febbraio, proprio in concomitanza delle prime notizie sulla pandemia che emergevano per la prima volta in Asia. Tuttavia, certamente anche complice lo stato di lockdown imposto da Governi e Istituzioni, è stato marzo a far registrare il picco nell’accesso alle informazioni in tutto il mondo, seguendo l’espansione della pandemia in tutta Europa e poi nel Nord America.

La crescita del traffico verso i siti di notizie nel nostro Paese è in linea (leggermente al rialzo) con il dato globale: +34%. In particolare, Il Sole 24 Ore e Adnkronos hanno registrato rispettivamente un incremento del 109% e del 103%, mentre quotidiani come La Repubblica ha guadagnato un 22% di traffico in più. Da segnalare poi come alcuni media in Italia, incluso Il Corriere della Sera, abbiano modificato le loro proposte di abbonamento mettendo a disposizione gratuitamente le notizie sul COVID-19.

La pandemia ha dimostrato, quindi, con straordinaria chiarezza, il valore che le persone attribuiscono alle fonti attendibili di notizie. Durante una crisi globale inattesa e inedita, la maggioranza delle persone si è rivolta proprio ai giornali per avere risposte. All’inizio, per capire cosa stesse accadendo e, in seguito, per trovare conforto e la speranza di un miglioramento della situazione.

Ma l’aumento non si è limitato al solo il traffico web. I dati rivelano come a marzo 2020 ci sia stato un incremento significativo della condivisione degli articoli sui social network, sottolineando come le persone, costrette all’isolamento, abbiano utilizzato anche i social come valvola di sfogo per condividere il loro shock e le loro preoccupazioni con amici e conoscenti. Le condivisioni sono diminuite già ad aprile, non appena gli utenti hanno superato il trauma iniziale delle notizie e delle implicazioni del lockdown. L’Italia ha visto la riduzione maggiore, con un engagement quasi dimezzato di mese in mese.

Infine, la tipologia delle storie che hanno trovato più spazio e successo. L’attenzione al sociale da parte delle imprese è sempre stato un elemento trainante, ma in un frangente così grave e traumatico sono spesso diventate il centro del racconto, complici gli stessi media che, parallelamente alla cronaca sui dati, hanno cercato (e trovato) storie che raccontassero il volto più “umano” ed empatico del momento.

“Non c’è dubbio che l’umanizzazione delle storie gioca ora un ruolo chiave nella comunicazione e continuerà a farlo anche in futuro,” ha commentato Chiara Morelli, General Manager di LEWIS Italia. “Il mondo è cambiato e anche i media. Non importa cosa stia comunicando un brand, quello che conta è come sta raccontando la sua storia per catturare non solo l’attenzione dei media, come abbiamo dimostrato con questa analisi, ma anche per coinvolgere e connettersi con le persone.”

Il white paper con i dati completi dell’analisi è disponibile qui

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