Le Parole al Limite – Relatori 14 maggio
Edoardo Buroni

Professore di linguistica italiana, Università degli Studi di Milano.
Il significato della “parola”
In italiano la parola “parola” presenta un’origine, significati e contesti d’uso più articolati e complessi di quanto si crede comunemente: attraverso un approfondimento di natura storica e semantica si intende quindi mettere in luce i molti risvolti sociali, filosofici, culturali, etici e pragmatici che l’uso delle parole porta con sé nella comunicazione quotidiana e professionale, per comprenderne e valutarne con maggiore consapevolezza le potenzialità, le implicazioni e – non ultimi – i limiti.
Gabriella Bottini

Neurologa, Professoressa ordinaria di Psicologia presso l’Università di Pavia e responsabile del Centro di neuropsicologia cognitiva dell’Ospedale Niguarda Milano.
Parole, cervello, comunicazione
Il linguaggio attiva circuiti neurali e la comunicazione genera attività cognitive ma anche emozioni orientando i comportamenti. Le neuroscienze cognitive studiano il linguaggio e in generale la comunicazione rivelandone anche i correlati biologici.
Flavio Ceravolo

Professore associato di sociologia, Università di Pavia.
Le parole che costruiscono l’interazione sociale
Il linguaggio non è un semplice strumento di trasmissione di informazioni, ma il mezzo attraverso cui gli attori sociali costruiscono, negoziano e riproducono la realtà condivisa. A partire dalle intuizioni fondative di Austin e Searle sugli atti linguistici, la lectio esplora come le parole abbiano una forza performativa che genera obbligazioni, identità e relazioni.
Elisabetta Crivelli

Professoressa di diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano.
Le parole del diritto nel confronto referendario
Le parole che caratterizzano una campagna istituzionale referendaria devono avere l’obiettivo e la responsabilità di mettere gli elettori nelle condizioni di esprimere un voto consapevole; si misurerà questo obiettivo rispetto al confronto che ha caratterizzato il recente referendum costituzionale sulla magistratura svoltosi il 22–23 marzo 2026.
Agnese Pini

Direttrice di QN Quotidiano Nazionale, presidente della casa editrice Longanesi.
Le parole che informano, le parole che deformano
Il giornalismo seleziona ogni giorno le parole con cui milioni di persone comprendono la realtà. La responsabilità di una redazione inizia dalla scelta del primo aggettivo in un titolo.
Beatrice Agostinacchio

Managing Director Hotwire PR
Comunicare stanca: le parole giuste per attrarre l’interesse dei media
Comunicare con i media segue regole precise che trasformano un messaggio in notizia, e la scelta delle parole è l’elemento decisivo: una virgola spostata o un sinonimo apparente possono ribaltare il senso di una dichiarazione. Quando si parla per conto di terzi il lessico diventa ancora più delicato, stretto tra fedeltà al mandante e leggibilità per il pubblico. Una riflessione su come l’intelligenza artificiale ridisegna oggi questo mestiere e sui i futuri scenari tra nuove opportunità e rischi di omologazione del linguaggio.
Anna Scavuzzo

Fisica, vicesindaco di Milano, assessora alla rigenerazione urbana e educazione.
Responsabilità e fiducia nelle parole delle istituzioni
Ugo Esposito

CEO kapusons, docente di Marketing e Comunicazione Digitale – Computer Science UNICAM
Ricerca: Le parole oltre il limite. L’evoluzione sui social
I social data raccontano l’evoluzione delle nostre parole. Soprattutto quelle che superano il limite. Attraverso la raccolta e lo studio delle fonti OSINT proviamo a capire come si sono evolute negli ultimi 10 anni le parole d’odio e discriminatorie.
Rosy Russo

Presidente di Parole O_Stili.
Le parole sono un ponte
Le parole non sono mai neutre: possono avvicinare o allontanare, creare connessioni oppure lasciare distanza. La consapevolezza linguistica è una competenza che si può allenare, ogni giorno, nelle relazioni di tutti i giorni e anche online. Attraverso esempi concreti e il Manifesto della comunicazione non ostile come strumento di riferimento, riflettiamo su come il linguaggio influenzi il modo in cui stiamo insieme, tra generazioni diverse e nei contesti in cui viviamo, contribuendo a costruire relazioni più rispettose e consapevoli.
Daniela Collu

Autrice e conduttrice.
La responsabilità delle parole
Come si riconosce e si articola la responsabilità delle parole che usiamo online, soprattutto nell’ambito dei social media dove la comunicazione è fluida, immediata, spontanea.
Diego Biasi

UNA/PrHub, Fondatore e presidente di BPress.
Le parole nei social media
Nei social gli algoritmi premiano le emozioni, amplificano l’odio e normalizzano il linguaggio “al limite”. Non è solo una questione di hate speech: si allarga la zona grigia della tolleranza e il limite si sta spostando in modo allarmante. Noi comunicatori siamo produttori di linguaggio e ogni parola che scegliamo, ogni copy che lasciamo passare, ogni narrazione che costruiamo alimenta lo stesso ecosistema. La responsabilità è nostra. Il limite lo scegliamo noi.
Luca Oliverio

UNA/PrHub, Amministratore Delegato Cernuto Pizzigoni & Partners.
Le parole della pubblicità
Quando diciamo che Zanardi è un’ispirazione, o che Bebe Vio è un’ispirazione, stiamo davvero parlando di loro — o di come ci fanno sentire? Il linguaggio pubblicitario ha sviluppato negli anni una comprensione precisa di come le parole agiscono prima che la coscienza razionale intervenga. La sfida di chi costruisce comunicazione non è solo scegliere le parole giuste: è riconoscere quelle da togliere. Perché una parola assente può cambiare il modo in cui milioni di persone guardano il mondo.
Alessandro La Cava

Autore e compositore.
Le parole applicate alla musica
Quando un verso diventa un ritornello ascoltato milioni di volte, ogni parola scelta dall’autore entra nel vocabolario di una generazione. La sfida di chi scrive canzoni sta nel connettersi alla società e tradurre emozioni in parole attraverso linguaggi collettivi.
Fabio Guidali

Professore di Storia contemporanea, Università degli Studi di Milano.
Non dire non basta. Parole e narrazioni discriminatorie in prospettiva storica
L’intervento propone una riflessione sull’uso responsabile del linguaggio, mostrando come la discriminazione passi non soltanto attraverso parole esplicitamente stigmatizzanti, ma anche – e soprattutto – attraverso le strutture narrative che organizzano il racconto pubblico. Un uso responsabile delle parole non può limitarsi alla selezione del lessico, ma deve fondarsi sulla consapevolezza critica delle narrazioni che danno forma alla realtà rappresentata.